Laurea Magistrale, addio!

Dalla triennale in lettere agli uffici marketing. Dagli studi in scienze politiche a un corso post lauream per lavorare nell'export e sui mercati internazionali. Percorso classico 3+2, triennale e magistrale? Non è detto: tra i laureati di primo livello c'è chi sceglie il 3+1, cioè l'iscrizione a un master a ridosso della sua prima laurea o già in concomitanza con gli ultimi esami. Un cambio di rotta che risponde a esigenze ben definite: accorciare i tempi di ingresso nel mercato del lavoro, cercare una specializzazione in più o, magari, reindirizzare quello che si è studiato nei primi tre o quattro anni sui banchi dell'università. 

Il master per cambiare rotta (e trovare lavoro) 

Il target ideale per il salto diretto a un master, senza il passaggio per il biennio, emerge dalle anagrafe degli iscritti ai vari master e - in certi casi - Mba di I livello nelle business school italiane. Secondo Antonella Carù, dean della Bocconi Graduate School, uno tra i profili più frequenti («e sensati») sono gli studenti che decidono di integrare le basi più generiche acquisite nel triennio con un percorso intensivo di professionalizzazione. Non solo e non necessariamente in un campo analogo a quello affrontato negli studi di I livello: nella “torta” dei partecipanti ai corsi Mba delle principali business school italiane, la quota di iscritti dai corsi di laurea umanistici come lettere, filosofia e storia dell'arte oscilla tra meno del 10% a picchi di oltre il 15 per cento. Il quadro è parziale perché i master of business administration raccolgono anche e sopratutto laureati internazionali o di II livello. Ma fa affiorare, comunque, una tendenza: il master diventa un ponte su carriere diverse da quelle pensate all'origine, anche in vista della domanda effettiva del mercato del lavoro.

«Per esempio una persona che viene da un corso di area umanistica può specializzarsi in economia, sia per accedere direttamente al lavoro che, più raramente, per proseguire su altri studi», spiega Carù. «Si tenga però conto che i master sono molto focalizzati su settori specifici e presuppongono una decisione già matura». 

Pro e contro del 3+1 C'è chi mette in dubbio l'efficacia della sola laurea triennale, con o senza l'integrazione di un corso mirato proprio alla professionalizzazione. Carù invita a soppesare pro e contro: la magistrale resta «il completamento naturale» dei propri studi e gioca a favore di buona parte delle posizioni aperte dalle aziende, dove il biennio può essere decisivo anche solo per essere presi in considerazione. Ma la combinazione tra laurea di I livello e master può fruttare sia un risparmio diretto sia un valore aggiunto in curriculum. A patto che ci sia un progetto sullo sfondo: «Gli sbocchi occupazionali sono buoni, anche i tassi di occupazione. La cosa importante è che ci sia una scelta ben ragionata, un percorso meditato che le aziende sappiano apprezzare» spiega Carù.

Come si sceglie il master 
Non che sia facile districarsi nella scelta di un programma adatto alle proprie esigenze, se si considera che il solo portale Master-In elenca 195 corsi di I livello tra università e business school accreditate. Elisa Zonca, Career advisor di Randstad Italia, concorda con la tesi della maggiore spendibilità di alcuni master rispetto a un biennio magistrale. Il criterio, però, deve essere il grado di professionalizzazione offerto dal corso: competenze ricercate, tirocini in azienda, efficienza del servizio di placement della scuola. «Dedicare tempo allo studio non è mai sbagliato, ma oggi, specie in ambiti innovativi, è fondamentale essere al più presto spendibili nel mercato del lavoro: un master può renderti competitivo prima degli altri – dice Zonca - Deve però essere quello giusto: non basta guardare il titolo e la facoltà, è necessario analizzare con attenzione i numeri degli studenti formati, le aziende partecipanti, le opportunità di tirocinio, le esperienze di placement. Mai comprare a scatola chiusa».






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